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Febbre da Bersagliera

La serata si apre con una allegra gara di pesca, durante la quale scopriamo con stupore che non tutte le esche vanno lanciate al solito modo (destra sinistra pausa tira molla avvicina sinistra sinistra destra).
Una scoperta che si va ad aggiungere a quella che per fare strike non serve buttare giù tutti i birilli, basta scegliere la pista numero 13.

Affascinati dall’acquisizione di queste nuove informazioni, ci rechiamo in un angolo remoto di Pisa dove attendiamo la venuta di un Gabo, essere mistico dalle 13 teste (e relative menti), fonte di ineguagliabile saggezza.

Nell’attesa che si verifichi il sospirato evento, io, Ema, Stefano e DAVIDE3 utilizziamo il sistema home theater (car theater?) della puffomobile di Ema per visionare alcuni spot pubblicitari di nuova generazione (come “Barzotto ti pulisce il cruscotto” e “Telecom Italia nel mondo”).

Assieme a una improvvisa grandinata, cade dal cielo un Gabo che si manifesta sotto forma di unità carbonio che esce da una Ford Fiesta pulita fuori, sporca dentro.
Le sue prima parole sono state: “Salve a voi umani, vi annuncio che Ratzinger è il nuovo papa”.

Sorpresi dalla pulizia della Fiesta, un po’ meno dalla notizia di cui eravamo già al corrente per merito della consorte del nostro tassista, accogliamo il Gabo tra noi, riducendo lo spazio vitale di cui dispone la puffomobile di circa 1- (1/4) / (1/5) = 0.20 = 20% a testa.

Si parte alla volta di Lucca, rassicurati dalle parole del sottoscritto, il quale basandosi sulle informazioni reperite su un improbabile sito Internet messo online negli anni del boom delle .com e mai più aggiornato, affermava con la più ampia certezza immaginabile, che il giorno di chiusura della pizzeria “La bersagliera” era il mercoledì e non il martedì (come sostenuto da alcuni seguaci delle leggi di Murphy).

Arrivati a destinazione, si nota con giubilo degli affamati e sollievo del sottoscritto (che si era offerto di commettere seppuku rituale per soddisfare la voracità dei compagni di viaggio, nel caso l’informazione si fosse rivelata errata) un elevato numero di auto parcheggiate nelle vicinanze della pizzeria e alcune luci accese.

Si procede dunque al parcheggio della vettura. Nonostante vi fossero numerose auto parcheggiate alla meno peggio lungo la strada, troviamo un posto libero esattamente davanti all’entrata della pizzeria. Stefano e il Gabo (che come avevo già accennato, è particolarmente saggio) intuiscono il pericolo: “se non ci ha parcheggiato nessuno un motivo ci sarà”. Così, distraggono il pilota e con una velocità degna di Ken Shiro aprono la portiera ed escono dall’auto, abbandonando codardamente DAVIDE3 e me alla nostra sorte. Dall’esterno, Stefano e il Gabo notano un piccolo fosso esattamente in corrispondenza del posteggio, ma il nostro fidato pilota non si lascia intimorire da simili piccolezze e procede senza indugio nell’operazione nonostante le proteste degli unici passeggeri rimasti. Ne usciamo salvi.

Entrando in pizzeria notiamo un tavolo gremito di… esse… ma la fame è tale da farci passare oltre senza curarci di loro.
Partono gli ordini e con quelli, di lì a poco avremmo scoperto, anche le nostre papille gustative.
Decidiamo di immortalare il momento in cui le pizze vengono servite, per ricordarci nei giorni seguenti di quanto materiale commestibile abbiamo ingurgitato in una sola sera e regolarci di conseguenza.
Pur avendo ordinato pizze differenti, tutti ci ritroviamo a dover lottare con un qualcosa di talmente piccante da togliere il fiato. Tutti tranne uno: il Gabo (l’ho già detto che è particolarmente saggio?) riesce infatti a completare il download della pizza senza bisogno di addittivi liquidi: espressioni di stupore diffuse, ammirazione, creazione di statuette a immagine del Gabo.
Nostro malgrado, apprendiamo che sorriso non è soltanto un modo per esprimere gioia, ma anche un preparato a base di peperoncino utilizzato nelle cucine al di là della parete come espediente per trasformare le bocche dei clienti in evaporatori.
Valutiamo se sia meglio placare la sete con l’estentitore che si trova giusto a portata di mano oppure chiedere “acqua!!!”.
E acqua sia. Il rubinetto si apre, la brocca si riempie e in pochi secondi è sul nostro tavolo. Ci guardiamo perplessi.
– “Caro, oggi assaggi tu?” – “No, assaggia tu.” – “Facciamo assaggiare il vicino?”
Non c’è tempo: scelgo il male minore e mi offro volontario per svuotare metà della brocca. Vedendo che sopravvivo al primo sorso, vengo imitato dagli altri.

Le nostre facce, trasformatesi per l’occasione in emettitrici di raggi infrarossi a lungo raggio, tornano al loro usuale rosa-tendente-al-bianco-nerd.
Il Gabo assiste alla scena con una espressione a metà tra il compatimento e l’autostima e noi tutti riconosciamo la sua superiorità.
Dopo poco l’acqua ingerita entra in zona di saturazione e raggiunto titolo 1, smette di assorbire calore. La scena si ripete.
Chiediamo un’altra brocca d’acqua e questa volta è la cameriera a offrirci l’estintore al suo posto. Rifiutiamo con qualche titubanza, perchè non siamo ancora sicuri che l’acqua del rubinetti sia meno peggio della CO2 dell’estintore.
La brocca viene dunque riempita nuovamente e nel portarla in tavola veniamo ammoniti: “stasera farete la pipì a letto!”
Coro di “eeeeeeeeh???” e la brocca si risvuota dopo pochi secondi.

Siamo sazi.

Il mio stomaco comincia l’impresa titanica di digestione della pizza. La studia per un po’ e quasi subito si rende conto che l’operazione è al di là delle sue possibilità e non ce la può fare senza un aiutino. Pensieri simili vengono condivisi dalle fucine degli altri commensali e decidiamo all’unanimità di ordinare un caffè.
Di lì a poco il pensiero si espande telepaticamente per tutta la sala e le mie orecchie captano la richiesta di un digestivo formulata da una signora del tavolo accanto. La richiesta viene impietosamente negata con un secco “non abbiamo niente” che non lascia speranze di alcun tipo.
Inutilmente il mio stomaco spera che le orecchie mandino un’errata corrige che lasci sperare almeno in un caffè. Niente da fare.

Nel frattempo accogliamo con non poco stupore la notizia che alla consorte del nostro tassista è stato di recente concesso il dono dell’ubiquità. Pur non essendo ancora ben allenata nell’utilizzo di tale facoltà, Marta è riuscita a manifestarsi contemporaneamente in due posti: le cronache parlano della sua partecipazione a una cena che si svolgeva in quelle stesse ore in un ristorante poco lontano e allo stesso tempo riportano il racconto di alcuni testimoni oculari che l’hanno vista seduta prima assieme ad altre … esse… sul tavolo all’entrata della pizzeria e poi al nostro tavolo, accanto alla sua metà.
Voci malevole (e assolutamente infondate) parlano di azioni di spionaggio e intrighi atti a mettere in dubbio l’integrità morale di Ema.

Superato lo stupore iniziale per tale inaspettata manifestazione (grazie all’aiuto del Gabo, le nostre menti quella sera erano mooooolto aperte), decidiamo di pagare il conto e fare rotta per il primo bar aperto.
Saliamo senza indugiare sulla puffomobile e ci dirigiamo a folle velocità verso la nostra speranza di salvezza, seguiti dagli altri clienti della pizzeria, che avevano avuto la stessa idea. Pochi nanosecondi dopo ci ritroviamo di fronte a una saracinesca abbassata.
Abbandonato a se stesso, il mio stomaco decide di attendere tempi migliori ed entra in meditazione guru. Mi si stampa in fronte un rettangolo rosso che lampeggia: serve un reboot.

Mi ritrovo in uno stato di trance del quale ho solo un vago ricordo (forse i funghi della pizza non erano nati per terra ma in qualche laboratorio???). In quei momenti sento delle sirene di ambulanze avvicinarsi (probabilmente qualcuno degli altri clienti della pizzeria non ha retto) e sfrecciarci davanti.
Ema, con un atto di ammirevole coraggio, si rimette al volante e riprende la folle corsa verso il bar successivo.
Questa volta siamo più fortunati: il bar è aperto e i caffè vengono serviti dopo pochi secondi di attesa.
Comincio a riacquistare il contatto con la realtà. Ma non basta. Lo stomaco suggerisce alle orecchie il motivetto “voglio andare a caaaaaaaasa, la casa dov’è?”.

Non ho la forza di reagire. Risaliamo in auto e qualcuno (nello stato in cui mi trovavo non son riuscito a distinguere chi, ma chiunque sia gliene sono molto grato) provvidenzialmente estrae il mio portatile dalla borsa che avevo nel portabagagli e me lo passa.

Improvvisamente qualcuno mi passa il laptop

A quel punto ho capito cosa dovevo fare: “dove c’è banda c’è casa”.
Dovevo trovare la banda. Così Stefano e Ema montano le antenne a base magnetica sul tetto della puffomobile; io e DAVIDE3 accendiamo i portatili e colleghiamo le schede WiFi alle antenne.

Antenne per il WiFi importate dalla Germania

Non ho ancora finito di lanciare kismet che vengo subito travolto da un susseguirsi di segnali sonori: ci sono access point ovunque.
Percorriamo poche centinaia di metri e ne troviamo sempre di più. L’80% non usano il WEP. I risultati non tardano a farsi vedere: davanti alla gelateria “Da Palmiro”

Gelateria da Palmiro - Ottimo gelato, ottima banda.

troviamo un AP con SID “default” e pochi secondi dopo siamo online: 1Mbit/s tutto per noi. Direttamente dall’auto.
L’entusiasmo è alle stelle… il Gabo estrae la sua macchina fotografica, scattiamo qualche foto per immortalare il momento.

5 nerd sulla puffomobile

Decidiamo di comunicare la scoperta ai nostri amici: prepariamo una mail e chiediamo al Gabo di materializzare un cavetto che ci permetta di collegare la macchina fotografica al computer. Il Gabo non ci delude e dopo alcuni secondi di meditazione il cavo appare.

Gabo e DAVIDE3

Trasferiamo le foto sul PC e le spediamo usando una connessione criptata.

I flash della macchina fotografica hanno attirato un pochino l’attenzione, quindi decidiamo di ripartire: d’altronde c’è ancora tanta banda là fuori da scoprire.
Grazie alla abilità di guida di Ema ci fermiamo nei posti più improbabili, suscitando talvolta la curiosità dei (pochi) passanti: non sappiamo se per le antenne sul tetto, i finestrini appannati o i due portatili accesi sui sedili posteriori.

Ci dirigiamo infine verso Pisa. Sulla strada in aperta campagna le nostre antenne captano per un tratto di svariati km il segnale di un’azienda produttrice di siti web. Curioso che coprano un’area così vasta. Occorrerà indagare.

Arrivati a Pisa troviamo una montagna di Access Point e le scene di giubilo si ripetono diverse volte.

Purtroppo la batteria comincia a scarseggiare e occorre interrompere le ricerche. Ema riporta il Gabo al luogo della sua apparizione e riaccompagna me, Stefano e DAVIDE3 alle auto.

Contemporaneamente all’esaurimento della batteria del mio laptop, cado nuovamente in stato vegetativo e DAVIDE3 impietosito dalle mie condizioni, con atto misericordioso mi invita a bere un caffè a casa sua.

La caffeina ingerita mi dà la forza di affrontare i 75km di strada che mi separano da casa. Finalmente si dorme.

Those unforgettable days, for them I live.

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