La musica che si paga volentieri

La settimana scorsa sono andato a versare il mio obolo alla SIAE.
Lo ammetto, frequento i network p2p. Però almeno una volta al mese entro in un negozio di dischi e compro gli album scaricati nei mesi precedenti

in particolare quelli che mi hanno lasciato davvero qualcosa dentro.

Finisco sempre con lasciarci quei 50 o 70 euro di cui so già metà-1 vanno al negoziante, metà-1 vanno alla SIAE e allo Stato e il rimanente agli autori. Che tristezza.
A questo proposito ho trovato molto interessante il sito
http://www.musicrebellion.com/
tramite il qual è possibile
acquistare online i brani del proprio gruppo preferito; fin qua niente di nuovo, itunes & C. lo fanno già da un pezzo… la novità sta nel fatto che il prezzo del brano aumenta all’aumentare del numero di copie “vendute”. In questo modo gli autori guadagnano solo se il loro brano piace veramente al pubblico. Certo, circondati come siamo da gingle pubblicitari sempre più stupidi e martellanti, è facile che questo si traduca in un maggior guadagno per le varie Britney Spears e i vari Backstreet Boys del momento. Ma a lungo andare è inevitabile IMHO che per selezione naturale si arrivi a privilegiare le band che valgono veramente, quelle che riescono a stabilire un vero rapporto con il pubblico, quelle che riescono a far amare la propria musica .

Britney Spears Caricatures

Non dimentichiamoci che è soprattutto il popolo di fan di boyband da quattro soldi che scarica a sbafo e non compra. Chi ama davvero la musica non si fa problemi a mettere mano al portafoglio.
Con un sistema simile a quello di Music Rebellion, per i musicisti, o presunti tali, non basterebbe convincere tutte le radio nazionali a trasmettere il pezzo forte (e spesso anche l’unico vagamente orecchiabile) del proprio ultimo album per 20 volte al giorno per un mese intero. Non basterebbe lanciarsi in qualche martellante campagna pubblicitaria telefonica. Non basterebbe nemmeno utilizzare melodie “a presa rapida” che si imprimono nel cervello di chi le ascolta e si lasciano fischiettare mentre si è in coda alla cassa del bar.

Lo dico? Ce n’è bisogno? Non penso… in ogni caso… per sicurezza… vabbè lo dico… non si possono acquistare brani da MusicRibellion in Italia :)

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