Ben Harper! Chi??????

L’ho detto o l’ho solo pensato?

L’altro giorno sono andato in un negozio di dischi a versare il mio obolo alla SIAE… mi sembra un film già visto. Introduciamo qualche variazione :)

Mentre mi destreggiavo tra gli scaffali cercando di saltare agilmente le varie FestivalBar Compilation, Deejay Parade, Hit Mania Dance 2050 e SanRemo ’92, mi sono chiesto… chi cataloga i dischi?

Non è un problema banale. Capita spesso anche quando si cerca di catalogare le proprie collezioni: rock, pop, pop rock, punk rock…

Mentre cercavo negli scaffali mi si rizzavano i capelli a vedere i Daft Punk vicino a Gigi d’Alessio (beh Daft e d’Alessio nell’alfabeto sono vicini…) e mi son dovuto trattenere dall’esclamare “Come c***o avete osato mettere i Led Zeppelin vicino ai Limp Bizkit?”

Che senso ha associare una musica a un nome? Esistono davvero dei generi musicali? E’ davvero possibile dire quel gruppo fa rock, quest’altro fa pop? Forse è possibile solo per quei gruppi che si limitano a riprendere temi già svolti da altri gruppi. Queste band non hanno niente di originale da offrire al mondo della musica, vogliono solo essere sicuri che il proprio album non sarà un flop per potersi mettere subito in tasca un bel po’ di soldi. Non sviluppo oltre l’argomento “talent scouting” perchè penso sia sotto gli occhi di tutti come tale attività, specialmente per quanto riguarda la musica italiana, sia guidata da fattori molto “discutibili”.

Torniamo all’argomento generi musicali: vedendo lo scempio fatto dal negoziante e assistendo a scene strappalacrime di altri clienti disperati perchè non riuscivano a trovare l’album contenente l’ultima hit del momento trasmessa alla radio, mi sono chiesto: di che genere sono i miei gruppi preferiti? Che musica fanno?

Non me la son sentita di chiudere tutta la loro musica dentro una parola. Anche volendo, non sarei riuscito a trovare questa parola, perlomeno non sarei riuscito a trovarne una che andasse bene per tutti i loro album: se il primo album dei Morcheeba era orientato verso il … soul, il secondo era più orientato verso il Trip Hop… Non me la son sentita nemmeno di creare curiose fusioni di termini, come spesso si sente fare in giro.

Mi sono pure immaginato il processo che ha portato alla nascita dei gruppi che preferisco; si saranno pure loro chiesti: “E ora… che musica facciamo? Cosa _siamo_ noi? In che modo possiamo noi contribuire alla scena musicale e inserirci in essa? Cosa abbiamo da offrire?”

Ho provato a formulare ipotesi sulle possibili risposte, basandomi su quel poco che so di loro dalle interviste trasmesse in tv e lette sui rispettivi siti web.

La risposta più plausibile che mi è venuta in mente è stata: “Perchè non lasciare piuttosto che sia la musica a descrivere se stessa?”

Ho pensato che senza dubbio debba esistere per ogni album una specie di manifesto della propria posizione musicale. Un annuncio fatto di note, con il quale ogni band descrive cosa intende sviluppare, cosa intende offrire alla Musica e al pubblico.

Comincio così a cercare sul retro degli album, tra i titoli, una conferma di questa intuizione.

Depeche Mode - A Broken Frame cover

E’ in quel momento che mi capita tra le mani l’album “A broken frame” dei Depeche Mode. Scorro velocemente i titoli e la mia mente vola subito alle note di “Nothing to fear”. Si tratta di un brano strumentale, estremamente suggestivo, che ho ascoltato per la prima volta da bambino come file midi su un Amiga 500. Allora non sapevo nulla di questo gruppo che ha ispirato così tanti gruppi da meritarsi un album “Tributo” da parte di nomi del calibro di Smashing Pumpkins, Hooverphonic, The Cure, Meat Beat Manifesto, Rammstein, Deftones…

“Nothing to fear” è un brano di esercizio, tramite il quale i Depeche Mode sembrano voler dire “noi non abbiamo nulla da temere, siamo qua per far ascoltare la nostra musica e non abbiamo paura delle critiche, il nostro scopo è fare la musica che piace a noi e questo ci basta”.

I Depeche Mode hanno cavalcato l’evoluzione della musica per più di 20 anni (il loro primo album risale al 1981).

Fin dalla scelta del nome del gruppo (letteralmente, “Moda Alternativa”) hanno dimostrato di voler innovare senza sosta, di non volersi chiudersi dentro un genere unico e di non voler seguire alcuna moda, bensì di crearne una propria.

Martin Gore - co-leader dei Depeche Mode

Ricordo ancora una intervista a Martin Gore in occasione dell’uscita di Ultra (loro decimo album) nel 1997 nella quale affermava di essere rimasto stupito dalla calorosa accoglienza che l’album aveva avuto presso la critica e sosteneva che si trattava di un evento nuovo, mai successo prima di allora, tutti i precedenti album erano stati sistematicamente bocciati. Eppure nessuno può mettere in dubbio che i precedenti lavori fossero all’altezza di Ultra; non sarà forse colpa dell’ottusità della critica (e in certi casi del pubblico distratto dalle boyband del momento) se certi album di grande valore passano inosservati?

Mentre sono immerso in questi pensieri, entrano nel negozio due di esse, di età compresa tra i 13 anni e i 13 anni e 6 mesi. Si dirigono con sicurezza verso la lettera A: cavoli, ma allora questo metodo di catalogare i dischi funziona! Sono io che non riesco a adattarmi a questa realtà, o forse è la realtà che mi respinge.

Estraggono l’ultimo album degli Articolo 31 e si scambiano alcune considerazioni profonde sulla bontà dell’album:

essa1 – “Oh cioè è troppo fico il pezzo che fa… com’è che faceva? ah sì… La mia ragazza menaaaaaaaaa!!”
essa2 – “Cioè io a casa ho sentito tutto l’album e fa cagare, non lo prendere dai, c’è solo quella lì di bella!”
essa1 – “Sì ma cioè c’è anche l’altra che fa sono un italiano medio di bella!! Vabbè, ma se ce l’hai già te facciamo prima se me lo presti…”

Articolo 31 - Italiani medi?

Già, l’Italia è piena di italiani medi :) Però non so se gli Articolo 31 andranno molto avanti con dei fan medi… Intanto il negoziante decide di sparare tutte le cartucce a sua disposizione, toglie dallo stereo l’ultima di Nek e mette su “L’italiano medio”… ma il tentativo fallisce.

Io intanto mi rassegno a dover ascoltare le peggiori cose e continuo nella mia ricerca.

Cerco ancora un po’ negli scaffali e mi scivola tra le mani l’album Big Calm dei Morcheeba.
Oltre alla celebre “Blindfold”, l’album rievoca immediatamente anche il brano omonimo di chiusura, “Big Calm” per l’appunto.
Anche in questo caso siamo di fronte a una dichiarazione di stile, a una sorta di manifesto del proprio genere e non di quello inventato da qualcun altro. Non a caso il brano è stato messo in chiusura: è una sorta di riassunto di tutto quello che è Morcheeba. Bisogna tirare le somme dei risultati ottenuti durante la produzione dell’album; è il momento di lanciare una sfida agli abitanti di un altro pianeta, quello delle classifiche, degli indici di ascolto e delle vendite, degli mtv music awards e dei dischi di platino.

Morcheeba - Big Calm

Il testo nel brano “Big Calm” è pressochè assente e a tratti incomprensibile, persino google arranca nel tentativo di darci una versione fedele:


It’s
Te-te-te-te-terrible,
Te-te-te-te-terrible,
It’s morcheeba
Suck my rocket brothers from another planet
Ya know the truth
Suck my rocket, Nosaj the Great,
And morcheeba
How much more can you take

Ripercorro dolcemente le note di Blindfold, cercando di non sentire quello che sta accadendo alla cassa: un’altra di esse, questa volta con qualche annetto di più, ha appena chiesto al negoziante se conosce il titolo di quella canzone “che fanno ora alla radio”.
Mi domando come mai a me rimangono così impressi i titoli dei brani che preferisco. Non faccio in tempo a rispondermi, perchè immediatamente il negoziante fa partire uno scan (30 sec. a brano) di alcune compilation dance del calibro di Hit Mania Dance, Hot Party et similia.

Mi riprendo dal trauma e ricomincio la mia ricerca negli scaffali. Arrivo alla S… (non esse, ma proprio la lettera dell’alfabeto) ed ecco subito apparire “Mellon Collie and the infinite sadness” degli Smashing Pumpkins. Come dimenticare i 2 minuti e 52 secondi del brano introduttivo impossibili da ascoltare senza provare un trasporto emotivo difficilmente descrivibile a parole.
Anche in questo caso il titolo del brano, che introduce l’ascoltatore alle successive 27 tracce del doppio album, è omonimo all’album… un caso?
Annego i miei dubbi ripercorrendo mentalmente le note della graffiante “Tonight Tonight” e della dolcissima “Galapagos”.

Smashing Pumpkins - Mellon Collie and the Infinite Sadness

Reagisco al tunz tunz che proviene dalle casse del negozio con “Bullet with butterfly wings”. Il nemico risponde mettendo su “Dragostea din te”, ma io replico con “Porcelina of the vast ocean”; a niente può il motivetto orecchiabile di “Where is the love” incautamente selezionato dal negoziante. Riesco finalmente a debellare il nemico con “Bodies”. Vittoria.

Nella sezione “ultime uscite” trovo l’ultimo album degli Air, Talkie Walkie (sì in Francia li chiamano Talkie Walkie, anzichè Walkie Talkie).
Che triste, poveri Air, per il loro ultimo bellissimo album non è stato applicato nemmeno il criterio (?) dell’ordine alfabetico. Niente di niente. Solo una data.

if ( timestamp($album) < 7d )
push(@ultime_uscite,$album);

Davvero esiste musica vecchia e musica nuova?

Riascoltando con calma il loro album, mi accorgo che anche loro vi hanno inserito una sorta di manifesto, con il brano “Alpha Beta Gaga”. Nel loro caso però non si tratta di qualcosa di universale, lo scopo non è tanto descrivere la loro musica in generale, piuttosto vuole fornire una chiave di lettura per gli altri brani di quel particolare album. Essendo l’album appena uscito, difficilmente saprei ora descrivere le emozioni che mi ha lasciato dentro, ho bisogno ancora di un po’ di tempo per potere meglio metabolizzarle.

Air - Talkie Walkie

Beh… s’è fatto tardi… mi accingo al versamento del mio obolo e ripenso alla scena di Albanese nel film “Uomo d’acqua dolce”, quando entra nel negozio di dischi e si mette a ballare come un forsennato sulle note di “Clap on top of me” dei MUTE.

Albanese - Clap on top of me by MUTE

Attirata l’attenzione dei presenti, che fino a quel momento lo avevano ignorato, Albanese esordisce con:

– My name is country-man. Vorrei un cu-disc, sostanzialmente underground, moooolto underground!

A quel punto si scatena una gara dei clienti e del negoziante-discjockey per indovinare le preferenze di Albanese in materia musicale.

Albanese - Gara

Tutti però si devono arrendere ai gusti difficili di Albanese (Ben Harper!? CHIIIIIIIIIIIIIIII?) e la gara si

Albanese - Ben Harper

chiude a sera tarda con il negoziante-discjockey che dice:

– Devo chiudere!

Albanese - disc jockey

Albanese e il discjockey rimangono affranti seduti dietro il bancone, a nulla valgono i disperati ultimi tentativi, ma a quel punto Albanese interviene bonariamente con alcuni utili consigli:

– Ma da quanti anni fai questo lavoro? E il rapporto con i client com’è? Buono? Strano! Secondo me, eh, secondo me devi cambiare pusher, è tutto lì il problema! Comunque non ti preoccupare, troveremo anche il titolo vedrai…

Albanese - Non ti preoccupare Massimino

Su cosa potrà mai ricadere la scelta di Albanese alla fine? Ma sui mitici Mau Mau ovviamente!!!

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